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La
lira-chitarra è uno strumento dotato di grandi qualità timbriche, melodiche e armoniche ma attualmente poco conosciuto
(ne esistono alcuni esemplari conservati nei musei o nelle collezioni
private).
Lo strumento che ho riportato alla luce è una copia
unica, realizzata a Roma nel 2003 dal
liutao Gerardo Parrinello, di uno strumento costruito
nel 1809 dal liutaio napoletano Gennaro Fabricatore.

La storia è unica nel suo genere e molto affascinante: strumento
dalle forme neoclassiche la lira-chitarra ebbe
un momento di grande notorietà, decisivo nell’evoluzione
delle sorti della chitarra, a Parigi tra la fine del settecento ed il primo ventennio
dell’ottocento.
Il nome 'Lira-chitarra' basta a chiarirci le idee sulle sue origini:
la forma è quella della lira greca con l’aggiunta
del manico della chitarra là dove l’antica lira aveva
solo delle corde tese tra la traversa e il ponticello.

Mosaico bizantino: Orfeo che ammansisce le fiere con il suono della lira
Verso la metà del 1700, in Francia, fece la sua comparsa uno strumento che precedette la costruzione della lira-chitarra, comunemente chiamato: lira-francese. Aveva 7, 8 o 9 corde accordate diatonicamente e un manico che terminava in sospensione. La scelta di applicare un manico interrotto verso la cassa fu adottato per sconvolgere il meno possibile le forme della lira antica. Era uno strumento difficile da suonare data l'estrema vicinanza tra i bracci laterali e la tastiera; produceva un suono debole ed era destinato esclusivamente all'accompagnamento.

1785 - di Charles (liutaio a Marseille); Musée de la Musique, Paris
Verso la fine del secolo fecero la loro comparsa le lire-chitarre, più comode da suonare e con un suono più forte.
Il culto della lira-chitarra crebbe come infatuazione per
le antichità greche, di gran moda presso le classi nobili della Francia pre-rivoluzionaria.
Lo strumento fu infatti adottato dalla classe media emergente dopo
la Rivoluzione e durante l’epoca Napoleonica si diffuse in tutta Europa.
«Catturò
l’immaginario della società dei Salon in poco tempo
e con il cambio delle mode scomparve altrettanto velocemente. Il
favore della lira-chitarra fu decretato e tenuto vivo per diversi
decenni da coloro che potevano permettersi di acquistarla…
L’idea era quella di creare uno strumento che fosse grazioso
e fornisse un accessorio visivo per aiutare le signore alla
moda ad assumere le pose aggraziate dei suonatori greci
di 'kithara'... Il suo culto fu creato da un’infusione
di uno stile che derivava la sua ispirazione dall’arte e la
letteratura classica. Ne fù ricosciuto il valore nel momento
in cui ad essa viene associata la nascita della propriamente detta
chitarra ''classica' a sei corde. La sua storia è perciò
intimamente connessa con quella della chitarra».
(Matanya Ophee, Soundboard, 1987 )
Nel periodo Neoclassico quest’attrazione
per l’antichità abbraccia l’arte, l’architettura,
la pittura e la musica. Si diffonde una vera e propria moda
'stile classico', i costumi e le usanze
ricalcano i migliori modelli del passato, primo tra tutti quello
del mondo greco-romano; ecco quindi che la chitarra
diventa una lira-chitarra richiamando molto da vicino le forme dell’antica
lira greca.

Le Grazie e Venere danzano davanti a Marte - A. Canova - 1798
«La lira-chitarra allora si impone rapidamente, è una 'meteora folgorante, splendente'; essa stava
a simboleggiare un modello di strumento che serviva a colorire le
serate dei Salòn parigini con quel tocco
antico di mitologico, pastorale e favolistico». (Mario
Torta)
Fu Pierre Charles Mareschal, noto liutaio francese, che verso il 1780 codificò ufficialmente lo strumento
con l’appellativo di ‘lira-Anacreontica’. L’ispirazione
gli derivò dalla poesia di Anacreonte, poeta greco vissuto
tra il VI e il V sec. a.C. assunto a simbolo di tutto quel movimento
di riscoperta poetica, il Neoclassicismo, che riportava in auge
la letteratura mitologica greca, l’Arcadia, l’età
dell’oro, il genere pastorale, tanto decantati dai lirici
greci (Anacreonte, Archiloco, Alceo, Saffo).
Lo strumento ebbe un tale successo da essere considerato quasi uno
status-symbol, uno strumento che non poteva mancare in una famiglia
nobile. Tra i personaggi di spicco, suonavano la lira-chitarra l’imperatrice
Maria Antonietta d’Austria, Madame de Stael, George Sand, il tenore Fabri-Garat e
il cantante Vogl, amico di Schubert, che possedeva un modello del
liutaio parigino Michelot. Inoltre niente meno che Ludwig Van Beethoven si fece ritrarre da W. J. Mahler imbracciando una lira-chitarra.
In questo clima conviviale dei 'salotti bene' lo
strumento viene spesso associato al 'gentil
sesso' ovvero era destinato ad essere suonato,
principalmente e preferibilmente, date le sue aggraziate forme,
dalle donne.
Molti sono infatti i dipinti antichi e di importanti
pittori dell’epoca che ritraggono dame abbigliate
alla maniera greca che suonano una lira-chitarra;
tra i quali un dipinto di Jean Dominique Ingres
che ritrae la famiglia di Luciano Bonaparte dove
c’è una fanciulla con la lira-chitarra.

La famiglia di Luciano Bonaparte - J. D. Ingres - 1815
Dal punto di vista acustico, con l’avvento della lira-chitarra
si ottiene per le notevoli dimensioni della cassa di risonanza,
un suono pieno e corposo, indubbiamente diverso
da quello della 'chitarra romantica' sua contemporanea.
Anche la tastiera differisce di molto dalla chitarra:
la lunghezza è la stessa, i tasti anche, ma mentre nella chitarra
la congiunzione tra manico e cassa corrisponde al 12° tasto, nella lira-chitarra corrisponde al 19° tasto.
Per questo motivo c’è maggiore possibilità di
sfruttare, con più facilità e manegevolezza, tutta
la tastiera fino agli ultimi tasti, non essendoci la cassa che impedisce
lo scorrere rapido della mano sinistra oltre il 12° tasto.
D’altro canto però la mano sinistra non è completamente
libera come sulla chitarra a causa della presenza, nella lira, del braccio sottostante la tastiera; è opportuno
quindi assecondare con i propri movimenti l’andatura
del braccio dello strumento.
Ovviamente una mano più piccola, come quella di una 'fanciulla' ha una maggiore capacità di spostamento…!
Ecco quindi perché, proprio per facilitare il movimento della
mano sinistra, troveremo, nel secolo successivo, lire-chitarre prive
del braccio inferiore ma prive anche del loro significato
storico e musicologico, chiamate “mezze-lire”.

Luigi Mozzani |
Così come incontreremo dalla fine dell’ottocento e per buona parte del primo novecento
la famosa 'Chitarra-lira' di Luigi Mozzani
che nulla ha a che vedere, sia musicalmente che
organologicamente, con lo strumento di cui parliamo, la Lira-chitarra, che ha una vita breve e
ben definita, circa 40-50 anni tra la fine del
settecento e la prima metà dell’ottocento, ma notevolmente
significativa.

Luigi Mozzani |
Lo strumento che suono attualmente ha un’ampia tavola di risonanza
in abete mentre fondo e fasce sono in acero
fiammato.
La tastiera è in ebano con 19
tasti fissi di metallo ed ha un diapason di 63 cm; le estremità dei bracci sono collegate tra loro da una traversa in ottone che ha una funzione puramente
decorativa, per meglio imitare le fattezze dell’originale
lira. La buca centrale e le due laterali ricavate nei
bracci sono a forma di mezza luna; disegno decorativo
che assume anche la paletta sulla quale è stata ricavata
una cavità a forma anch’essa di mezza luna.
Esistevano vari tipi di lira-chitarra dalle forme
più disparate e spesso notevolmente ornate con decorazioni
di stampo neoclassico: i bracci potevano essere curvi come la lira
o prendere, ad esempio, sembianze di antiche colonne stile
imperiale terminanti con teste d’aquila
contrapposte o con capitelli molto decorati. La
paletta poteva assumere forme di corone imperiali,
stemmi di famiglia, fregi in stile greco-romano.
La cassa era spesso decorata in ogni modo possibile: intarsi, figure
rappresentanti scene mitologiche, disegni di genere
floreale…
La maggior parte degli strumenti aveva inoltre, nella parte inferiore,
un basamento, anch’esso più o meno
decorato, che serviva per poggiare elegantemente a terra lo strumento.
La lira-chitarra, potendo ottenere una notevole sonorità, è adatta oltre che a rendere ottimamente nel repertorio solista
anche a concertare in vari organici da camera, accompagnando il
canto, in duo con il violino (o il flauto), in trio con il canto
e il violino (o il flauto), fino ad arrivare a concertare addirittura
con un’orchestra da camera.
Il repertorio, ricercato e originale, abbraccia
musiche di alcuni tra i più autorevoli compositori dell’ottocento chitarristico, di grande efficacia espressiva.
Scrivono per lira-chitarra: Ferinando Carulli, Matteo Carcassi,
Mauro Giuliani, Francesco Molino, Fernando Sor, Salvador Castro
de Gistau, Pierre Jean Porro, Etienne Jean Battista Pastou, Antoine
Marcel Lemoine, Alois Franz Simón José Molitor…
«L’orizzonte espressivo di questa musica è fortemente apparentato al carattere conviviale,
amabile e giocoso della musica di fine XVIII secolo. Nei testi infatti è sempre presente il richiamo a situazioni amorose stereotipate
o a raffigurazioni pastorali e su tutte aleggia un sentimento incline
alla tenerezza e alla commozione proprio dello stile galante di metà Settecento». (Mario Torta)
Verso il 1815 comincia a scomparire la destinazione
per lo strumento ('guitare ou lyre') sui frontespizi dei metodi.
La 'lyre-guitare' subisce un declino o per meglio dire 'passa
di moda' intorno alla metà del secolo per lasciare
di nuovo il posto alla chitarra.

L’alta valenza musicologia del progetto che
presento è data dalla sua stessa originalità ovvero,
per la prima volta, la riscoperta e rivalutazione
di uno strumento e di un repertorio dalla notevole importanza storico-artistica,
rimasto fino ad ora sconosciuto al pubblico e spesso anche agli
stessi musicisti.
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